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Versione | pag. 66 n. 16 → Cicerone critica Epicuro

Grammatica Picta 2

Pagina numero: 66

Versione numero: 16

Cicerone critica Epicuro

Ebbene, per iniziare dalle più semplici, prendiamo in considerazione per prima la dottrina di Epicuro, che è estremamente famosa. E tu imparerai questa dottrina esposta da noi così come non è solita essere spiegata tanto accuratamente persino da quelli che approvano quella condotta; noi, infatti, non vogliamo tanto convincere un qualche rivale, quanto scoprire la verità. Ebbene, una volta, da L. Torquato, un uomo erudito in ogni campo del sapere, fu accuratamente difeso il giudizio di Epicuro in merito al piacere, e da me fu a lui risposto. Infatti, dopo che egli fu venuto presso di me nella tenuta di Cuma per salutarmi, disse: “Poiché ti ho trovato, una volta tanto, libero da impegni, di certo ascolterò quale sia il perché tu di certo non disprezzi – come quasi fanno coloro che dissentono da lui – ma sicuramente non approvi il nostro Epicuro, lui che io ritengo che, unico, vide la verità, e che liberò gli animi degli uomini dai più grandi inganni. Ma io ritengo che tu sia meno dilettato da lui perché egli avrebbe trascurato (proposizione causale soggettiva) codesti ornamenti dello stile di Platone, di Aristotele, di Teofrasto. Infatti, io non posso credere che le cose che quello abbia pensato non ti sembrino fondate”. Ed io gli dissi: “Guarda quanto ti inganni, o Torquato. Non mi dispiace lo stile di codesto filosofo; difatti egli sia esprime con le parole ciò che vuole, sia dice chiaramente affinché io comprenda; tuttavia io, da un filosofo, qualora mostri eloquenza, non la rifiuterei, ma qualora non ne abbia, non la pretenderei oltremodo. (→ Epicuro) non mi soddisfa nella stessa misura quanto alla sostanza, e in numerosi passi, in verità. Ma tanti (sono) gli uomini, quante (sono) le opinioni: dunque possiamo sbagliare”.

Versione tratta da: Cicerone
Pag. 66 n. 16

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