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Versione | pag. 112 n. 5 → Le parole di Carataco

Grammatica Picta 2

Pagina numero: 112

Versione numero: 5

Le parole di Carataco

“Se nelle circostanze favorevoli avessi avuto tanto senso della misura quanta celebrità e buona sorte, io sarei venuto in questa città come amico piuttosto che come prigioniero, e tu non avresti disdegnato di ricevere in pace, con un trattato, un uomo nato da antenati famosi, che esercita il potere su moltissime popolazioni. Così come per me è avvilente la mia sorte attuale, allo stesso modo per te è magnifica. Ho avuto cavalli, uomini, armi, ricchezze: che cosa (sottinteso: “c’è”) di strano, se ho perso queste cose contro la mia volontà? Se voi, infatti, volete esercitare il dominio su tutti, ne consegue che tutti dovrebbero accettare la schiavitù? Se fossi trascinato qui immediatamente dopo essermi arreso, né la mia sorte, né la tua gloria avrebbero avuto risonanza; e al mio supplizio seguirebbe la dimenticanza: se invece mi avrai lasciato incolume, sarò un esempio eterno della tua clemenza.” Di fronte a tali parole, Cesare concesse la grazia a lui, alla moglie, ai fratelli. Ed essi, dopo essere stati svincolati dalle catene, riverirono anche Agrippina, visibile su di un altro palco non lontano, con le medesime manifestazioni di ossequio, tra lodi e ringraziamenti, con le quali (avevano riverito) il principe.

Versione tratta da: Tacito
Pag. 112 n. 5

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