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Versione | pag. 108 n. 16 → Cicerone accusa Catilina in Senato

Grammatica Picta 2

Pagina numero: 108

Versione numero: 16

Cicerone accusa Catilina in Senato

Fino a quando dunque, o Catilina, abuserai della nostra capacità di sopportazione? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si farà gioco di noi? Fino a quale estremo si spingerà la sfrenata temerarietà? Non ti hanno impressionato per nulla né il timore del popolo, né il concorso di tutti i buoni cittadini, né questa sede così ben difesa per tenere l’assemblea del Senato, né i visi e le espressioni del volto di questi? Chi di noi credi che ignori che cosa hai fatto la notte scorsa, dove sei stato, chi hai convocato, che decisione hai preso? O tempi, o costumi! Sebbene il Senato comprenda queste cose, sebbene il console veda bene queste cose, eppure costui vive ancora, e anzi, viene perfino in Senato, si fa partecipe dell’assemblea pubblica e con gli occhi indica e destina alla morte ciascuno di noi. O Catilina, era opportuno che già da prima tu fossi mandato a morte per ordine del console, che su di te ricadesse la rovina, che tu ordisci ormai da tempo contro tutti noi.

Versione tratta da: Cicerone
Pag. 108 n. 16

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