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Versione | pag. 72 n. 31 → Fragilità e debolezza dell’uomo

Grammatica Picta 2

Pagina numero: 72

Versione numero: 31

Fragilità e debolezza dell’uomo

Che cos’è l’uomo? Un corpo debole e fragile, nudo, bisognoso del sostegno altrui, esposto a tutte le ingiurie della sorte, pasto per qualsiasi belva, vittima di chiunque; formato da parti molli e fluide, splendido quanto alle fattezze esteriori, non tollerante del freddo, del caldo, della fatica; timoroso per i propri nutrimenti, dei quali ora viene meno per la mancanza, ora scoppia per la sovrabbondanza; dall’ansiosa ed angosciosa autodifesa, dall’animo incerto e malfermo, che uno spavento improvviso o un suono sordo udito inaspettatamente dalle orecchie scuote, sempre alimento di preoccupazione per sé stesso, difettoso ed inutile. Sono letali per lui l’odore ed il sapore, la stanchezza e la veglia, l’acqua ed il cibo senza i quali non può vivere; ovunque si sposti, subito è consapevole della propria infermità. Con l’animo medita cose immortali, eterne, e le ripartisce tra i nipoti e i pronipoti, quando, nel frattempo, la morte lo pressa mentre intraprende imprese di lunga durata.

Versione tratta da: Seneca
Pag. 72 n. 31

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