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Versione | pag. 91 n. 26 → Contro chi accusa vanamente di reati gravissimi

Grammatica Picta 2

Pagina numero: 91

Versione numero: 26

Contro chi accusa vanamente di reati gravissimi

“Che colui che abbia accusato qualcuno di delitto capitale, e non abbia ottenuto la condanna, sia egli stesso punito con la pena capitale”. Questa è la legge in cui è contenuto il giudizio, questa è (la legge) attraverso cui io accuso costui, questa è la legge che è sul punto di uccidere qualsivoglia di questi due. Dunque, io accuso in base a questa sola legge. Nessuno avrà messo in dubbio che questa legge sia giustissima. Di fatto, quale riteniamo che sia stata la causa della redazione questa legge? Quando, infatti, avremo esaminato a fondo questa legge, sarà evidente che la disposizione preventiva si trovi abbastanza anche in codesta direzione. “Se qualcuno ha accusato qualcuno di delitto capitale, e non ha ottenuto la condanna, che sia egli stesso punito con la pena capitale”. A questo, suppongo, mirarono quegli illustrissimi redattori di questa legge, (e cioè al fatto) che nessuno arrecasse un pericolo ad un altro impunemente. Loro reputarono una sorta di omicidio il chiedere la vita di un uomo che non fosse opportuno che venisse ucciso. Tu hai fatto questo: hai accusato un innocente; se tu fossi stato creduto, colui che hai accusato sarebbe morto. I giudici, al medesimo tempo, hanno sentenziato su di te. La santità ed il rigore del processo non può assolutamente venire raggirata al punto che una qualsivoglia delle due parti non subisca una pena. Una volta prosciolto colui che è stato sul punto di perire, automaticamente è seguito anche ciò, che la pena debba essere scontata da te.

Versione tratta da: Quintiliano
Pag. 91 n. 26

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