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Versione | pag. 162 n. 235 → Virtù di Lucio Metello

Mirum Iter 2

Pagina numero: 162

Versione numero: 235

Virtù di Lucio Metello

Q. Metello, in quel discorso che tenne, dalle supreme lodi (ablativo di qualità) del proprio padre, il pontefice L. Metello, due volte console, dittatore, comandante di cavalleria, quindecemviro preposto alla distribuzione delle terre, il quale portò dalla Prima Guerra Punica moltissimi elefanti nel trionfo, lasciò scritto che quello portò a compimento le dieci cose più elevate e splendide, nel ricercare le quali i saggi trascorrono l’esistenza. Non va infatti trascurato il fatto che Lucio volle sempre essere un guerriero eccellente, un ottimo oratore, un valentissimo generale, (che volle) che sotto il suo comando fossero condotte le più grandi imprese, che volle ricoprire la carica più alta, essere di altissima saggezza, coltivare il senso del dovere ed essere ritenuto il senatore più autorevole, guadagnare grande denaro in maniera onesta, lasciare molti figli ed essere molto illustre tra la cittadinanza. Bisogna inoltre ricordare che questo Metello sopportò una vecchiaia senza vista. Accadde, dunque, che a lui il popolo Romano concesse ciò che a nessun altro era stato concesso, e cioè che, ogniqualvolta egli andasse in Senato, veniva trasportato fino alla Curia con un carro: cosa importante e onorevole, ma data a lui in cambio degli occhi.

Versione tratta da: Plinio il Vecchio
Pag. 162 n. 235

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