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Versione | pag. 15 n. 14 → Le virtù oratorie di Cicerone

Grammatica Picta 2

Pagina numero: 15

Versione numero: 14

Le virtù oratorie di Cicerone

Ritengo che i nostri oratori rendano l’eloquenza Latina pari a quella Greca: infatti è decisamente lecito contrapporre Cicerone a qualunque oratore dei Greci. Egli, dopo che ebbe dedicato tutto sé stesso all’emulazione dei Greci, riprodusse l’impeto di Demostene, la facondia di Platone e la gradevolezza di Isocrate. E in verità (→ Cicerone) non conseguì soltanto per mezzo dello studio ciò che in costoro fu eccellente, ma la felicissima fecondità dell’immortale talento di lui trovò in sé stessa la maggior parte, o, piuttosto, tutti i (suoi) pregi. Io ritengo che i pregi, simili tra le orazioni di Demostene e di Cicerone, siano soprattutto: la progettazione, la disposizione e la natura delle argomentazioni. E inoltre, chi può insegnare con più accuratezza e scuotere con maggior impeto di Cicerone, chi mai ha posseduto una piacevolezza tanto grande? Per questa ragione non a torto tutti i suoi contemporanei affermano che egli primeggia nei tribunali, e d’altra parte i posteri intendono “Cicerone” non come il nome dell’uomo, ma come quello dell’eloquenza.

Versione tratta da: Quintiliano
Pag. 15 n. 14

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