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Versione | pag. 57 n. 190 → Mutevolezza delle fortune umane

Mirum Iter 2

Pagina numero: 57

Versione numero: 190

Mutevolezza delle fortune umane

Un giorno, mentre il beato Ambrogio si dirigeva a Roma, e poiché era stato ospitato in una certa villa della Tuscia presso un uomo ricchissimo, egli interrogò in maniera preoccupata quell’uomo in merito alla sua condizione. A costui quello rispose: “La mia condizione si dimostra sempre molto prospera ed io sono il più importante di tutti gli esseri umani, e a me non è mai capitato alcunché di avverso, né è avvenuto qualcosa che rendesse tristi”. Ascoltando ciò, Ambrogio si meravigliò fortemente e a questi, che erano insieme a lui in comitiva, disse: “Alzatevi e fuggite di qui quanto più veloce potete, perché in codesto luogo non c’è Dio, ed affrettatevi, affinché la vendetta divina non ci colpisca in questo luogo e ci coinvolga nella stessa misura nei peccati di quelli!”. Dopo che ebbero camminato per un tratto molto breve, la terra si aprì e ingoiò in maniera tale quell’uomo molto presuntuoso, e tutti coloro che avevano rapporti con lui, che in seguito non rimase alcuna traccia. E, vedendo ciò, Ambrogio disse: “Ecco, o fratelli, quanto misericordiosamente Dio salva, quando Egli (ci) assegna delle avversità, e quanto severamente si adira, quando concede sempre cose positive”. Quindi, nel medesimo luogo, rimase una fossa profondissima la quale ancora oggi sopravvive a testimonianza di questo episodio.

Versione tratta da: Iacopo da Varagine
Pag. 57 n. 190

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