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Versione | pag. 178 n. 245 → Le doti di un buon maestro

Mirum Iter 2

Pagina numero: 178

Versione numero: 245

Le doti di un buon maestro

Dunque il maestro di scuola, prima di ogni cosa, assuma nei confronti dei suoi allievi l’atteggiamento di un genitore, e pensi ciò: egli succederà al posto di coloro dai quali gli saranno stati affidati i figli. Che egli stesso non abbia né tolleri vizi. Che la sua austerità non sia dura, che la sua gentilezza non sia immoderata, affinché da una parte non scaturisca odio, e dall’altra non scaturisca disprezzo. Che egli parli molto di ciò che è giusto e di ciò che è rispettabile; infatti, se avrà ammonito spesso, raramente punirà. Che egli non sia collerico, né tuttavia dissimulatore di quelle cose che dovranno essere corrette, sia semplice quando insegna, capace di sopportare la fatica, assiduo, non esagerato. Non sia né maligno, né esagerato nell’elogio delle esposizioni degli allievi, perché una cosa genera disamore per il lavoro, l’altra presunzione. Nel correggere le cose che devono essere corrette non sia aspro e nemmeno offensivo; infatti molti allievi disertano lo studio perché i maestri di scuola, talvolta, puniscono come se odiassero. E che egli dica ogni giorno molte cose che coloro che lo ascoltano ricordino dentro di sé.

Versione tratta da: Quintiliano
Pag. 178 n. 245

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