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Versione | pag. 87 n. 201 → L’incostanza della volontà

Mirum Iter 2

Pagina numero: 87

Versione numero: 201

L’incostanza della volontà

Dirò, inoltre, da dove derivi codesta incostanza ed incoerenza dei fatti e delle volontà: nessuno si prefigge che cosa voglia, e, se se lo è prefisso, non persevera in quella cosa, ma passa oltre; e non soltanto cambia, ma torna indietro, e ripiega su quelle cose che (prima) ha abbandonato e condannato. Dunque, al fine di lasciare da parte le vecchie definizioni della saggezza ed abbracciare l’intero sistema della vita umana, posso essere soddisfatto di questa cosa: che cos’è la saggezza? Volere la medesima cosa e non volere la medesima cosa, sempre. Ammettiamo che tu non aggiunga la precisazione (lett.: “è concesso che tu non aggiunga quella famosa condizione”) che sia onesto ciò che tu voglia; a nessuno, infatti, può piacere sempre la medesima cosa, se essa non è onesta. Gli uomini non sanno che cosa vogliano, se non in quel momento in cui lo vogliono; per nessuno è stato stabilito una volta per tutte il volere o il non volere (una data cosa); la scelta viene cambiata ogni giorno e viene trasformata nel suo opposto, e dai più la vita viene mandata avanti come un gioco. Persegui, dunque, ciò che hai cominciato, e forse verrai condotto alla vetta!

Versione tratta da: Seneca
Pag. 87 n. 201

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