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Versione | pag. 126 n. 1 → Gesti sacrileghi di Dionigi

Verba Manent 2

Pagina numero: 126

Versione numero: 1

Gesti sacrileghi di Dionigi

È risaputo che Dionigi, il tiranno di Siracusa, spesso agì scelleratamente e in maniera sacrilega, e che non temette mai la collera degli dèi. Dopo aver derubato il santuario di Proserpina a Locri, Dionigi navigava alla volta di Siracusa e, mentre teneva la rotta grazie al vento favorevole, ridendo disse ai compagni che non era vero che gli uomini sacrileghi venivano puniti dagli dèi, ma che, anzi, dagli dèi immortali era concessa ai sacrileghi una navigazione propizia. Infatti, mentre sedeva sulla poppa e contemplava la distesa del mare, ridendo diceva: “Come vedete, o amici, gli dèi immortali ebbero intenzione di concedere una navigazione propizia a me, che avevo compiuto numerose azioni scellerate e sacrileghe”. Una volta Dionigi, dopo aver attraccato la flotta nel Peloponneso ed essere giunto nel tempio di Giove Olimpio, rubò dalla statua del dio un mantello dorato di grande peso, e affermò scherzosamente che quel mantello d’estate era troppo pesante per il dio, e che invece in inverno era freddo; quindi gettò addosso al dio un mantello di lana, sostenendo che quello era un indumento adatto ad ogni stagione. In seguito ordinò che la barba d’oro di Esculapio venisse rimossa, dichiarando che non è opportuno che un figlio sia barbuto, quando il padre Apollo si trova in tutti i templi senza barba. Diede ordine che venissero portate via anche le tavole d’argento da tutti i santuari.

Versione tratta da: Valerio Massimo
Pag. 126 n. 1

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