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Versione | pag. 112 n. 4 → La pericolosità delle Gallie

Grammatica Picta 2

Pagina numero: 112

Versione numero: 4

La pericolosità delle Gallie

La natura aveva protetto già da tempo l’Italia con le Alpi, non senza una qualche divina provvidenza. Infatti, se quel varco fosse stato aperto all’enorme numero dei Galli, questa città non avrebbe mai offerto la dimora e la sede all’egemonia suprema. Infatti non c’è niente fino all’Oceano, oltre all’altitudine delle montagne, che dall’Italia debba essere temuto. E, tuttavia, in una o due estati, si può finalmente assoggettare l’intera Gallia con catene indissolubili, con la paura oppure con la speranza, con la punizione oppure con le ricompense, con le armi oppure con le leggi. Se le cose invece saranno state lasciate imperfette e incompiute, le forze dei Galli, sebbene siano state indebolite, tuttavia un giorno o l’altro si intensificheranno, e riprenderanno vigore per rinnovare la guerra. Per la qual cosa, che la Gallia resti sotto la tutela di Cesare, alla lealtà, al valore, al successo del quale essa è stata affidata! E se questo, dopo essere stato ornato dai ricchissimi doni della Fortuna, non volesse più a lungo mettersi alla prova quella dea, se egli fosse impaziente di ritornare in patria, agli dèi Penati, a quell’onore che in città vede a sé riservato, tuttavia sarebbe opportuno che tutte quelle imprese fossero portate a termine da lui medesimo, dal quale sono state intraprese.

Versione tratta da: Cicerone
Pag. 112 n. 4

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