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Codex 1 - pag. 272 n. 14 → Evandro

Codex 1

Pagina numero: 272

Versione numero: 14

Evandro

Pallanteo fu una città antica ed importante in Arcadia. Evandro, il figlio della ninfa Carmenta, deteneva il governo della regione. Costui, malaccetto ai cittadini a causa dell’assassinio del padre, su avvertimento della madre abbandonò la patria e, insieme a lei e a pochi compagni, da esule navigò dall’Arcadia in Italia, e giunse nel Lazio. Per via della particolare cultura e della conoscenza della letteratura, nel giro di breve tempo entrò nell’intimità di Fauno, il re dei Latini. E così il re, con enorme generosità, donò all’ospite Arcade un appezzamento di terra non piccolo. A quel punto Evandro distribuì la terra ai propri compagni e costruì delle dimore su un monte vicino, che chiamò Pallante, e lì dedicò un santuario a Pan, un dio gradito agli Arcadi. Evandro regnò per molti anni con umiltà e con temperanza, ed elargì molti benefici agli abitanti Italici: insegnò l’utilizzo dei semi (lett.: “della semente”), mostrò i raccolti, civilizzò i costumi degli uomini incolti, poiché insegnò a leggere e a scrivere. Da vecchio trattò in maniera ospitale Enea e gli concesse volentieri truppe ausiliarie insieme al proprio figlio Pallante contro i Latini.

Pag. 272 n. 14

→ Vetus oppidum et clarum in Arcadia Pallanteum fuit …

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