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Versione | pag. 195 n. 33 → Umanità dell’imperatore Tito

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 195

Versione numero: 33

Umanità dell’imperatore Tito

A Vespasiano succedette il figlio Tito, il quale venne a sua volta chiamato Vespasiano, un uomo a tal punto straordinario per ogni genere di qualità (lett.: “per il genere di tutte le qualità”), da essere soprannominato “amore e delizia del genere umano”: estremamente eloquente, molto combattivo, molto morigerato. Sostenne processi forensi in lingua Latina, compose in lingua Greca poemi e tragedie. Durante l’assedio di Gerusalemme, prestando servizio militare sotto il padre, trafisse dodici avversari con dodici colpi di frecce. A Roma, nell’esercizio del potere, fu di tanto grande umanità, che non puniva assolutamente nessuno, lasciò andare i colpevoli di una congiura contro di sé, e addirittura li mantenne nella medesima che prima. Fu di una affabilità e di una generosità tanto grande che, poiché non rifiutava niente a nessuno, e veniva rimproverato dagli amici, rispose che nessuno doveva allontanarsi deluso dall’imperatore; per giunta, dopo che un certo giorno, durante una cena, ebbe ricordato che in quel giorno egli non aveva fatto niente per nessuno, disse: O amici, oggi ho sprecato la giornata! Egli edificò un anfiteatro a Roma, ed uccise cinquemila bestie feroci in occasione della sua inaugurazione.

Versione tratta da: Eutropio
Pag. 195 n. 33

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