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Versione | pag. 301 n. 53 → I misfatti di Verre

Lingua e Cultura Latina 1 Edizione Gialla

Pagina numero: 301

Versione numero: 53

I misfatti di Verre

Verre, uomo nobile, ma disonesto e corrotto, mandato in Sicilia dal senato in qualità di propretore, amministrò la provincia in maniera vergognosa per un periodo di tre anni; per questo i Siciliani, afflitti dalle sue nefandezze, lo citarono in giudizio. Cicerone difese la causa dei Siciliani: si diresse di persona in Sicilia, e, nel giro di pochi mesi, con la massima attenzione, trovò le prove e le testimonianze di tutti i crimini di Verre. Infatti, il propretore scellerato aveva tormentato gli abitanti della Sicilia con nuove pesanti tasse; aveva torturato ed ucciso dei cittadini Romani come (fossero) schiavi; aveva liberato dalle carceri uomini malvagi e colpevoli, e aveva condannato uomini probi e innocenti; aveva aperto ai pirati porti ben fortificati e città sicure; aveva oppresso con la fame i marinai ed i soldati dei Siciliani, alleati ed amici del popolo Romano. Per giunta, da Verre erano state perse grandi flotte, con grande disonore, e molti edifici, pubblici e privati, erano stati spogliati delle statue e delle suppellettili. Infine, aveva commesso crimini infami, non aveva mantenuto la parola data, aveva violato tutte le leggi divine ed umane.

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