Cassius
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Vercingetorix ex arce Alesiae suos conspicatus ex oppido …

Latino ad hoc 2

Pagina numero: 103

Versione numero: 35

La battaglia di Alesia

Vercingetorige vedendo i suoi dalla rocca di Alesia, esce dalla città. Porta fascine, pertiche, ripari, falci e tutte le altre cose che aveva preparato per la sortita. Si combatte contemporaneamente in tutti i luoghi, e vengono messe alla prova tutte le fortificazioni: se una parte appare poco salda, là si accorre. L’esercito dei Romani si divide a causa delle molte fortificazioni, e non tiene testa al nemico con facilità a causa dell’alta quantità di punti. Risulta molto efficace per spaventare i nostri, il grido che si solleva alle spalle di quelli che combattono, perché comprendono che il proprio pericolo è legato al valore altrui: tutte le cose che non si vedono infatti, per lo più turbano più intensamente le menti degli uomini. Cesare, trovato un luogo adatto, scopre cosa si faccia da ciascuna parte; invia rinforzi a coloro che sono in difficoltà. Ad entrambi viene in mente che uno solo è il momento in cui in particolar modo sia necessario combattere: i Galli non hanno nessuna speranza di salvezza a meno che non abbattano le fortificazioni, i Romani, qualora ottengano la vittoria, sperano la fine di tutte le sofferenze. Si fatica soprattutto nelle fortificazioni più in alto: alcuni scagliano frecce, altri, formata la testuggine, avanzano; a turno a coloro che sono stanchi subentrano coloro che sono riposati.

Versione tratta da: Cesare

Pag. 103 n. 35

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