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Versione | pag. 218 n. 1 → Cicerone celebra il poeta Archia

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 218

Versione numero: 1

Cicerone celebra il poeta Archia

Archia, non appena uscì dall’infanzia e da quelle discipline per mezzo delle quali l’età infantile è solita essere avviata alla cultura, si accostò all’arte della scrittura; giunse rapidamente a superare tutti per la gloria del (suo) ingegno, dapprima ad Antiochia – là, infatti, nacque da nobile famiglia – città un tempo popolosa e ricca, traboccante di uomini estremamente eruditi e di nobilissime occupazioni. Successivamente, in tutte le altre zone dell’Asia e in tutta quanta la Grecia, il suo arrivo era così festeggiato (lett.: “i suoi arrivi erano così festeggiati”) che l’attesa del personaggio era superiore alla fama del suo talento, e l’ammirazione era superiore all’attesa dell’arrivo dello stesso. Allora l’Italia era piena delle arti e delle dottrine Greche, e allora, nel Lazio, questi studi erano coltivati con più rigore che adesso nelle medesime città, e qui a Roma non erano trascurati, grazie alla tranquillità della vita pubblica. Pertanto sia i Tarantini, sia i Reggini, sia i Napoletani conferirono a costui (→ ad Archia) il diritto di cittadinanza e tutte le altre onorificenze; inoltre, tutti coloro che erano stati in grado di valutare qualcosa riguardo ai talenti, lo stimarono degno di riconoscimento e di ospitalità. Poiché, per via di questa così grande fama, era ormai noto anche a quelli che erano lontani, egli venne a Roma durante il consolato di Mario e Catulo.

Versione tratta da: Cicerone
Pag. 218 n. 1

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