Cassius
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Tradunt Scyllam, Phorci filiam, formosam nympham fuisse. Glaucus qui e piscatore in deum marinum, squamis obductum, conversus erat …

La Lingua delle Radici 1

Pagina numero: 236

Versione numero: 3

Il mito di Scilla

Narrano che Scilla, figlia di Forco, sia stata una splendida ninfa. Glauco che da pescatore, era stato trasformato in dio del mare, coperto di squame, fu acceso da un ardente amore per la fanciulla. Ma dopo che Scilla, a causa dell’aspetto deforme di Glauco, respinse l’innamorato, il dio chiese aiuto a Circe. Pertanto Circe, maga scellerata e malvagia, contaminò con dei veleni l’acqua in cui la ninfa era solita lavarsi. Dopo che Scilla discese in acqua per metà, improvvisamente assunse un aspetto spaventoso: infatti il suo corpo fu deturpato da mostri latranti. Quindi la fanciulla si precipitò in mare, presso lo stretto di Sicilia, nascondendosi nelle grotte subacquee, dalle quali emergeva per catturare e divorare i marinai tanto ignari quanto incauti.

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