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Versione | pag. 478 n. 150 → Socrate parla della felicità

Mirum Iter 1

Pagina numero: 478

Versione numero: 150

Socrate parla della felicità

Socrate, allorché da un allievo gli fu chiesto se per caso non considerasse felicissimo Archealo, figlio di Perdicca, il quale a quel tempo era potentissimo e veniva considerato prospero e frequentava spesso le terme e le palestre, rispose: “Non so cosa potrei dire, né in che modo potrei dare un giudizio. Infatti io non ho mai conversato con lui, né so quali siano i suoi costumi”. A lui ribatté l’allievo: “Perché (dici) queste cose? Non puoi dunque saperlo in altro modo?”. Allora Socrate disse: “In alcun modo posso giudicare come sia un uomo, se non avrò prima ascoltato cosa egli pensi”. “Dunque tu neppure del grande re dei Persiani puoi dire se sia felice?”. “In che modo potrei, dal momento che io non so in che misura egli sia colto e in che misura egli sia un uomo giusto?”. “Come? In quale cosa ritieni dunque che sia riposta una vita felice? O ancora, quali cose consideri necessarie per una vita felice?”. “Io, in assoluto, ritengo i giusti felici e i malvagi infelici”. “Dunque tu consideri Archelao infelice?”. “Io non so se egli sia felice o infelice, dal momento che non lo conosco. Tuttavia, se egli è malvagio, senz’altro è infelice e sventurato”.

Versione tratta da: Cicerone
Pag. 478 n. 150

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