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Versione | pag. 219 n. 7 → La ricchezza del saggio

Codex 1

Pagina numero: 219

Versione numero: 7

La ricchezza del saggio

Il poeta Simonide scrisse componimenti ragguardevoli, e grazie alla sua abilità accumulò molta ricchezza. Un giorno egli desiderò tornare nell’isola di Creta, la propria patria; si imbarcò su una nave, ma una tempesta, e la vecchiezza della barca, mandarono in pezzi la nave nel centro del mare. I viaggiatori raccolsero i propri beni, soltanto Simonide non recuperò nulla. Allora un tale, curioso, chiese: O Simonide, perché non raccogli i tuoi averi?. Rispose il poeta: Le mie cose sono tutte quante insieme a me. A quel punto pochi nuotarono in salvo, molti, dato che erano appesantiti da un grande carico, vennero affondati nell’acqua. Giunsero salvi alla sponda pochi, ma accorsero dei predoni, sottrassero gli averi e li lasciarono nudi. Nelle vicinanze si trovava fortuitamente la città di Clazomene: i naufraghi si diressero alla città. In quel luogo, un ammiratore dei componimenti di Simonide accolse il poeta; all’uomo furono dati abiti, monete, e servitori. Tutti gli altri, invece, mendicavano per la città. Casualmente Simonide vide i mendicanti e disse: Ora capite le mie parole; le mie cose sono tutte quante insieme a me, le vostri, viceversa, si sono dileguate.

Versione tratta da: Fedro
Pag. 219 n. 7

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