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Versione | pag. 225 n. 56 → Il migliore amico dell’uomo

Mirum Iter 1

Pagina numero: 225

Versione numero: 56

Il migliore amico dell’uomo

Tra gli animali, i cani sono sempre stati amati dagli uomini, e sono amati ancora oggi; infatti i cani sono fedeli compagni dei loro padroni. Nelle fattorie di campagna i cani sono i guardiani degli ovili e delle stalle e riposano nei fienili, nelle vicinanze del gregge. Di notte spaventano e mettono in fuga i ladri. Tra le molte razze di cani, i cani da caccia sono cari ai cacciatori per via dell’acutezza delle narici (ossia: “per l’acutezza del fiuto”), per la velocità delle zampe e per l’ardore negli scontri contro gli animali selvatici dei boschi: incalzano la preda (insto si costruisce con il dativo) e spesso, per giunta, la riportano ai cacciatori. Gli antichi poeti, con le loro poesie, rappresentarono ed elogiarono le doti dei cani. Omero, nell’Odissea, racconta così: Ulisse, dopo un lungo girovagare attraverso i mari, ritornò nella propria isola Itaca; lì il cane Argo, a distanza di molti anni, riconobbe la voce del padrone, ma, a causa della vecchiaia e della debolezza del corpo, non accorse ai piedi del padrone: muoveva soltanto debolmente la coda, e salutava il padrone Ulisse a voce bassa. Alla fine chiuse gli occhi per una morte serena.

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