Cassius
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Satis constat in iniquissimis rei publicae temporibus Ciceronis operam permagni fuisse. Nam Cicero, ex oratoribus Romanis longe clarissimus …

Il Nuovo Expedite 1

Pagina numero: 430

Versione numero: 126

Cicerone e Catilina.

È abbastanza noto che l’attività del grandissimo Cicerone ebbe luogo in tempi estremamente difficili per lo stato. Infatti Cicerone, di gran lunga il più illustre e il più eloquente tra gli oratori Romani, fu sempre un accanitissimo difensore della libertà e, avendo appreso che Catilina aveva preso delle decisioni pericolosissime per lo stato, e che preparava degli agguati ai consoli, lo affrontò apertamente. Catilina, superbo per l’illustre ed antica discendenza, ma oppresso dalla scarsezza del patrimonio di famiglia, fu un uomo di grande forza sia d’animo che di corpo, ma di indole malvagia e improba. Fin dalla gioventù gli furono care tutte le cose peggiori: le guerre civili, le stragi, le rapine, la discordia tra cittadini. Il fisico di Catilina fu estremamente capace di sopportare il digiuno, il freddo, la veglia, l’animo (fu) molto audace, subdolo, volubile; desiderosissimo dei beni altrui, aveva sperperato i beni paterni smodatamente; fu più appassionato nei desideri e più eloquente che saggio. Dunque, scoperta la congiura, Cicerone, spinto dall’estremo pericolo per lo stato, convocò il senato nel tempio di Giove e in quel luogo, fomentato dalla presenza dello stesso Catilina, lo travolse con un intensissimo discorso e lo costrinse ad abbandonare Roma.

Pag. 430 n. 126

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