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Versione | pag. 229 n. 15 → I Germani alla guerra

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 229

Versione numero: 15

I Germani alla guerra

Pochi si servono di spade o di lance piuttosto lunghe: portano aste, secondo un loro termine, “framee”, dalla punta di ferro stretta e corta, ma così appuntita e adatta all’utilizzo, che, a seconda di come richiede la tattica, combattono con la medesima arma tanto corpo a corpo, quanto a distanza. E mentre il cavaliere si accontenta di uno scudo e di una lancia, i fanti lanciano anche giavellotti, vestiti alla leggera oppure con un leggero mantello. Non vi è alcuna cura per l’eleganza: differenziano soltanto gli scudi per mezzo di colori sceltissimi. Pochi hanno armature, a stento uno o due hanno elmi di metallo o elmi di cuoio. I cavalli non sono ragguardevoli né per bellezza, né per velocità, né vengono addestrati a fare evoluzioni, secondo il nostro uso: li spingono in linea retta oppure sulla destra con un unico piegamento, in un circolo talmente compatto che nessuno rimane indietro. A chi considerasse in generale, la (loro) maggior forza si trova nella fanteria; perciò combattono mescolati, essendo adatta e conveniente al combattimento equestre la velocità dei fanti, che, scelti fra tutta la gioventù, essi (→ i Germani) posizionano davanti allo schieramento. L’esercito viene disposto con formazioni a cuneo. Ritirarsi dalla posizione, purché tu avanzi di nuovo, è considerato proprio di accortezza piuttosto che di paura. Anche nelle battaglie di esito incerto, riportano indietro i cadaveri dei loro. Aver abbandonato lo scudo è giudicato il massimo disonore, e a chi si sia coperto d’infamia non è permesso né prendere parte ai riti sacri, né partecipare all’assemblea, e molti superstiti posero fine per mezzo della corda (ossia: “per mezzo dell’impiccagione”) al disonore delle guerre.

Versione tratta da: Tacito
Pag. 229 n. 15

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