Cassius
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Pugnatum est diu atque acriter, cum Sotiates, superioribus victoriis sublati, in sua virtute totius Aquitaniae salutem …

Il Tantucci Plus 1

Pagina numero: 428

Versione numero: 14

Battaglia contro i Soziati (II)

Si combatté per lungo tempo e in maniera agguerrita, perché i Soziati, esaltati dalle vittorie precedenti, ritenevano che nel loro valore fosse riposta la salvezza dell’intera Aquitania, mentre i nostri desideravano che si vedesse che cosa erano in grado di fare senza un comandante supremo, senza le rimanenti legioni, e sotto la guida di un giovinetto. Alla fine, stremati dalle ferite, i nemici volsero le spalle (ossia: “scapparono, si dettero alla fuga”). Dopo che un grande numero di costoro era stato ucciso, Crasso, dal tragitto di marcia, cominciò ad attaccare la città dei Soziati. E a quelli, che opponevano resistenza in maniera vigorosa, fece accostare le vinee e le torri. Quelli (ossia: “I Soziati”), dopo che ebbero in un momento tentato la sortita, in un altro momento condotto delle gallerie fino al terrapieno e alle vinee – una tecnica di cui sono esperti gli Aquitani, per il fatto che in molti luoghi, presso di loro, ci sono miniere e cave – quando compresero che a causa dell’attenzione dei nostri, nessuna cosa aveva successo per loro, mandarono (presente storico) a Crasso degli ambasciatori, e chiesero che egli li accogliesse in resa (ossia: “chiesero che egli accettasse la loro resa, che egli ne accogliesse la resa”). Dopo aver ottenuto questa cosa, consegnano le armi.

Versione tratta da: Cesare

Pag. 428 n. 14

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