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Versione | pag. 260 n. 37 → La serena vecchiaia di Manlio Curio

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 260

Versione numero: 37

La serena vecchiaia di Manlio Curio

Potrei enumerare le moltissime gioie delle attività campestri, ma mi rendo conto che le cose che ho detto sono state già di per sé troppo lunghe. In ogni modo, perdonatemi; infatti mi sono fatto trasportare dalla passione per le attività contadine; inoltre la vecchiaia è piuttosto ciarliera per natura: affinché non sembri che io la assolva da ogni difetto (ossia: “affinché non sembri che io voglia dichiarare la vecchiaia immune da ogni difetto”). Dunque Manlio Curio, dopo che ebbe prevalso sui Sanniti, sui Sabini e su Pirro, trascorse l’ultimo periodo della vita in questo genere di esistenza. E io davvero, mentre guardo la villa di costui (infatti essa non si trova distante da me), non posso ammirare a sufficienza sia la moderazione dell’uomo in sé, sia la temperanza dei (suoi) tempi. Dopo che i Sanniti ebbero portato a Curio, che stava seduto vicino al fuoco, un grande quantitativo d’oro, vennero respinti; egli (→ “Curio”) disse, infatti, che a lui sembrava glorioso non avere l’oro, ma comandare su coloro che ne abbiano. Poteva, forse, un così grande animo non procurargli una vecchiaia serena?

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