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Versione | pag. 154 n. 27 → Un filosofo non smette mai di imparare

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 154

Versione numero: 27

Un filosofo non smette mai di imparare

Allora Platone, dopo aver scelto come patria Atene e come maestro Socrate, un luogo e un uomo ricchissimi di cultura, provvisto per giunta di una divina ricchezza di ingegno, era considerato ormai il più saggio tra i mortali, ad un punto tale che, se Giove in persona fosse sceso dal cielo, sembrava che non avrebbe impiegato un linguaggio più elegante e più riuscito. Egli percorse l’Egitto, e apprese, dai sacerdoti di quella popolazione, i molteplici numeri della geometria e la scienza delle osservazioni delle cose del cielo. In quel periodo i giovani studiosi, a gara, andavano ad Atene ricercando Platone come maestro, ma egli, da allievo dei vecchi egiziani, percorreva le interminabili sponde del fiume Nilo e i campi vastissimi. Si tramanda che successivamente si spostò in Italia, al fine di apprendere gli insegnamenti e i principi di Pitagora, da Archita, a Taranto, e da Timeo, da Arione, e da Echecrate, a Locri: infatti doveva essere raccolta una enorme quantità, una enorme abbondanza di scritti da vari luoghi, affinché potesse essere riversata e sparsa nuovamente per tutto il globo terrestre. Si dice che quando morì, all’età di ottantuno anni, tenesse sotto la testa (ossia: “sotto il cuscino”) le poesie di Sofrone. E così, neppure la sua ultima ora fu priva della pratica dello studio.

Versione tratta da: Valerio Massimo
Pag. 154 n. 27

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