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Versione | pag. 255 n. 24 → Tradimenti e malgoverno dell’anziano Focione

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 255

Versione numero: 24

Tradimenti e malgoverno dell’anziano Focione

Focione, dopo che fu giunto con sorte favorevole quasi agli ottant’anni, alla fine della vita incappò nel violento odio dei propri concittadini, innanzitutto perché aveva preso accordi con Demade sull’affidare la città ad Antípatro, e su suggerimento di quello erano stati cacciati in esilio con un decreto del popolo Demostene e tutti gli altri, che erano considerati meritevoli nei confronti dello Stato. Inoltre egli (→ Focione) non aveva sbagliato soltanto in quello, per il fatto che aveva male provveduto alla patria, ma anche perché non aveva rispettato un obbligo di amicizia. Infatti aveva raggiunto quella carica che occupava dopo essere stato innalzato e appoggiato da Demostene, e, dopo essere stato difeso più di una volta dal medesimo nelle procedure giudiziarie, e pur affrontando processi che prevedevano la pena capitale, ne era uscito libero. Egli (→ Focione) non solo non difese costui (→ Demostene) nei processi, ma addirittura lo tradì. Cadde in rovina, però, principalmente per via di una accusa: il governo supremo del popolo era nelle sue mani, quando veniva avvertito che Nicanore, il prefetto di Cassandro, preparava un assalto al Pireo e gli veniva richiesto che facesse in modo che la città non rimanesse priva di rifornimenti. Ma Focione, mentre il popolo ascoltava, disse che non c’era pericolo e promise che egli stesso sarebbe stato garante di questa cosa. E così, non molto tempo dopo, Nicanore si impadronì del Pireo, senza il quale Atene non può in alcun modo sopravvivere. E, dopo che il popolo fu accorso in armi per riconquistarlo, egli non solo non chiamò alle armi nessuno, ma non volle neppure porsi a capo degli uomini armati.

Versione tratta da: Cornelio Nepote
Pag. 255 n. 24

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