Cassius
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Pharnabazus satrapes, cum admonitus esset a Lysandro Lacedaemone ut Alcibiadem vivum aut mortuum illi traderet, misit Susamithrem …

Il Tantucci Plus 1

Pagina numero: 432

Versione numero: 25

Morte di Alcibiade

Il satrapo Farnabazo, dopo essere stato esortato dallo Spartano Lisandro a consegnargli Alcibiade vivo o morto, inviò Susamitre e Bageo ad uccidere Alcibiade, mentre quello si trovava nella Frigia. Gli inviati, di nascosto, danno l’incarico di ucciderlo al vicinato del luogo (ossia: “ai vicini del luogo”) nel quale si trovava Alcibiade in quel momento. Quelli, non osando aggredirlo con la spada, radunano durante la notte dei pezzi di legname intorno a quella capanna nella quale egli (Alcibiade) riposava, e appiccano il fuoco ad essa, al fine di uccidere con un incendio colui che non confidavano che potesse essere sconfitto con la forza. Quello però, non appena fu svegliato dal rumore del fuoco, dal momento che insieme a lui c’era un ospite proveniente dall’Arcadia, che non lo aveva mai abbandonato, ordinò (presente storico) che quello si muovesse insieme a lui, e afferrò gli abiti ci furono sul momento. Dopo aver gettato questi nel fuoco, supera l’impeto della fiamma. Appena i barbari videro che costui aveva evitato l’incendio, lo uccisero con dei dardi scagliati da lontano e mandarono la testa di lui a Farnabazo. Ma la donna che era solita vivere insieme a lui, dopo averlo coperto, da morto, con la sua veste femminile, lo cremò per mezzo dell’incendio dell’edificio, che era stato organizzato affinché lo uccidesse da vivo.

Versione tratta da: Cornelio Nepote

Pag. 432 n. 25

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