Cassius
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Perditae luxuriae Athenis adulescens Polemo, cum e convivio non post occasum solis, sed post ortum …

Monitor - Lezioni 1

Pagina numero: 425

Versione numero: 200

Come Polemone decise di fare il filosofo.

Ad Atene, Polemone, un giovane di irrimediabile dissolutezza, dopo che si era alzato da un banchetto, non dopo il tramonto del sole, bensì dopo il suo sorgere, ritornava a casa. Dopo che ebbe visto la porta spalancata del filosofo Senocrate, stordito dal vino, cosparso di unguenti, con una corona sulla testa e avvolto in un abito trasparente, entrò nella scuola di quello, piena di una folla uomini eruditi. Non soddisfatto di un’entrata tanto inappropriata, per giunta si sedé, al fine di irridere la facondia e gli insegnamenti del filosofo con gli ateggiamenti dell’ubriachezza. Mentre tutti si indignavano, Senocrate mantenne il volto sulla medesima espressione e cominciò a parlare dell’umiltà e della moderazione. Costretto a fare attenzione dalla serietà di questo discorso, Polemone dapprima gettò via la corona tolta dalla testa, poco dopo riportò il braccio sotto al mantello, poi abbandonò l’ilarità dell’espressione da banchetto (ossia: “abbandonò l’espressione ilare del banchettante”), e alla fine si spogliò di tutta la sua dissolutezza e, guarito grazie alla medicina di un unico discorso, da riprovevole crapulone uscì fuori filosofo.

Versione tratta da: Valerio Massimo

Pag. 425 n. 200

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