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Lingua e Cultura Latina 1 Edizione Gialla - pag. 383 n. 69 → Accuse contro Pausania

Lingua e Cultura Latina 1 Edizione Gialla

Pagina numero: 383

Versione numero: 69

Accuse contro Pausania

Pausania, dopo che, presso Platea, aveva sconfitto i Persiani, cambiò non soltanto le usanze della patria, ma anche lo stile di vita e l’abito: impiegava infatti uno sfarzo regale, un abito Medo, e banchettava secondo il costume dei Persiani; guardie del corpo Mede ed Egizie lo seguivano sempre; rifiutava l’aiuto a coloro che erano in difficoltà, rispondeva in maniera arrogante, comandava in maniera crudele, non voleva tornare a Sparta. Infatti si era trasferito in una certa città della Troade, dove tramava un attentato alla patria. Dopo che gli Spartani vennero a sapere ciò, inviarono degli ambasciatori presso di lui, che gli dissero: Ritorna immediatamente in patria, oppure, in caso contrario, verrai condannato a morte. Allora Pausania ritornò a Sparta, ma, appena entrò nella città, venne messo nelle carceri di Stato dagli Efori, poiché non soltanto aveva avuto un’alleanza con il re dei Persiani, ma aveva anche sobillato gli Iloti (nota: gli Iloti erano gli schiavi degli Spartani) per mezzo della speranza di libertà. Infatti, presso gli Spartani, c’è una classe di uomini, che si chiama “Iloti”, la grande massa dei quali coltiva i campi di quelli (ossia: “coltiva i campi degli Spartani”) e assolve alla funzione di schiavi. Ma Pausania, alla fine, poiché di queste accuse non c’era nessuna prova solida, venne liberato dal carcere.

Versione tratta da: Cornelio Nepote

Pag. 383 n. 69

→ Pausanias, postquam apud Plataeas Persas profligaverat, non solum mores …

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