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Orpheus clarus poeta est; lyrae sono …

ALIAS

Pagina numero: 85

Versione numero: 37

Orfeo e Euridice

Orfeo è un celebre poeta; per mezzo del suono della lira – dicevano gli antichi – inteneriva le belve, e smuoveva anche le pietre; per mezzo del suono della lira placava anche le impetuose onde del mare. In Tracia, trascorreva una vita felice con la promessa sposa, la bella ninfa Euridice, che amava in maniera straordinaria. Un giorno una vipera morde la promessa sposa e, per mezzo del veleno, la uccide. Orfeo, a causa della grande tristezza, smette di suonare con la lira, vaga per lungo tempo attraverso i boschi, e piange in continuazione. Alla fine scende nel Tartaro, perché desidera ricondurre la promessa sposa presso i vivi (ossia: “tra i vivi”). Si avvicina al trono di Proserpina, e suona dolcemente con la lira: le ombre dei defunti accorrono da ogni parte, la creatura prodigiosa Cerbero tace, le torture dei dannati cessano. Plutone e Proserpina, gli dèi degli Inferi, spinti dal suono della lira, esaudiscono le richieste del poeta, ma dicono ad Orfeo: Euridice ritornerà presso i vivi se tu, lungo la strada dagli Inferi alla Terra, non rivolgerai gli occhi verso la tua promessa sposa. Orfeo esulta di gioia, ma, mentre avanza, gira inavvedutamente gli occhi. Euridice scompare immediatamente dagli occhi (ossia: “dalla vista”), e lo sventurato Orfeo perde la promessa sposa per l’eternità.

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