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Plane Discere 2 - pag. 283 n. 13 → Carataco parla in senato

Plane Discere 2

Pagina numero: 283

Versione numero: 13

Carataco parla in senato

Era di grandissimo interesse per tutti i senatori conoscere di persona Carataco, che godeva di enorme considerazione e la cui notorietà, trasmessa attraverso le isole e attraverso le province più vicine, venne diffusa anche attraverso l’Italia. Tutti i cittadini bramavano ammirare quel celebre barbaro, che per tanti anni aveva disdegnato la nostra autorità. La popolazione fu convocata come per uno spettacolo eccezionale: Carataco, senza cercare pietà né con il viso reclinato, né con le parole, quando si fermò davanti alla tribuna imperiale, parlò in questa maniera: Se avessi avuto tanta misura nelle circostanze favorevoli, quanta nobiltà e buona sorte (ho avuto), sarei giunto in questa città piuttosto da amico che da prigioniero, e tu, imperatore dei Romani, non avresti rifiutato di accogliere in pace con un accordo me, nato da antenati illustri e detentore del potere su moltissimi popoli. Come per me è orribile la mia sorte attuale, così, per te, essa è magnifica. Ho avuto cavalli, uomini, armi, risorse: mio malgrado, ho perso tutte queste cose. Infatti se voi desiderate esercitare il dominio su tutti, ne consegue che tutti accettino la schiavitù? È dovere di tutte le popolazioni custodire la libertà, anche per mezzo delle armi. Se mi fossi consegnato immediatamente, senza opporre resistenza, né la mia sorte, né la tua gloria sarebbero divenute illustri; e l’oblio di me sarebbe seguito alla mia esecuzione capitale; che io sia salvo invece, è molto importante per te: infatti, se mi avrai serbato illeso, io sarò un eterno esempio di misericordia ed i posteri ti ricorderanno sempre. A tali parole, Claudio accordò la grazia a lui, alla consorte e ai fratelli.

Versione tratta da: Tacito

Pag. 283 n. 13

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