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Versione | pag. 359 n. 14 → Cesare respinge Morini e Menapi

Grammatica Picta 1

Pagina numero: 359

Versione numero: 14

Cesare respinge Morini e Menapi

Dopo che tutta la Gallia era stata pacificata, restavano in armi i soli Morini e i Menapi, ed essi non avevano mai mandato a Cesare dei portavoce per trattare la pace. E così, Cesare, anche se ormai l’estate era quasi trascorsa, ritenendo che quella guerra sarebbe stata portata a termine rapidamente, condusse là l’esercito. Ma quelli cominciarono a condurre la guerra con un nuova strategia. Infatti essi si rendevano conto che le enormi popolazioni che si erano scontrate in campo aperto erano state respinte e sconfitte dai Romani, ma essi possedevano paludi e foreste ininterrotte: ragion per cui portarono là (ossia: “in quei luoghi”) sé e tutte le loro cose. Dopo che Cesare fu giunto all’inizio di quelle foreste, decise di fortificare un accampamento, e nel frattempo, il nemico non si vide. Ma, mentre i nostri si trovavano sparpagliati al lavoro, i nemici piombarono all’improvviso da tutte le parti della foresta e sferrarono un attacco. I nostri presero velocemente le armi e li respinsero nelle foreste. Dopo che numerosissimi furono stati uccisi, diedero la caccia ai restanti piuttosto lontano, in luoghi piuttosto disagevoli, e persero pochi dei loro.

Versione tratta da: Cesare
Pag. 359 n. 14

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