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Versione | pag. 182 n. 4 → Il testamento di uno scriba

Verba Manent 1

Pagina numero: 182

Versione numero: 4

Il testamento di uno scriba

Un tempo, a Roma, viveva uno scriba diligente e bravo, ed ogni giorno esaltava la vita degli scribi. Poiché doveva morire, convocava i propri figli e parlava loro in questa maniera: Io ero uno scriba, e anche voi, o fanciulli, sarete dei bravi scribi. Sarete senza dubbio felici: infatti gli agricoltori, oppure i marinai, oppure gli atleti, o ancora i poeti, non sono né saranno tanto felici quanto i nostri colleghi. Infatti gli agricoltori arano la terra arida: non sempre, in autunno, raccolgono i frutti, poiché talvolta, a causa delle molte piogge, i torrenti allagano i campi. Per giunta, gli agricoltori dovranno sempre dare al padrone una grande quantità di grano: non sempre troveranno gioia all’ombra dei bei fichi, così come leggiamo in molti poeti. I marinai navigheranno spesso verso il lontano Egitto o l’Asia, tra le onde e le grandi burrasche: di tanto in tanto, combatteranno anche contro pirati spietati. Gli atleti non avranno mai quiete, ma si alleneranno ogni giorno. I poeti illustri hanno ed avranno sempre molti allori, ma gli allori non forniscono il cibo. Voi, o fanciulli, sarete scribi e vivrete tranquilli: curerete gli affari del vostro padrone ed avrete sempre denaro. Ma i fanciulli chiedono: Faremo molto denaro? Lo scriba risponde: Ahimé, poco.

Pag. 182 n. 4

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