Cassius
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Olim rusticus mus urbanum murem, veterem hospitem suum, ad cenam in pauper suum cavum invitavit et ei in humili mensa magna …

La Lingua delle Radici 1

Pagina numero: 162

Versione numero: 29

Il topo di campagna e il topo di città

Un giorno il topo di campagna invitò a cena, nella sua povera tana, il topo di città, suo vecchio ospite e, mise per lui, sull’umile tavola, con grande generosità ceci e uve secche e dure ghiande del vicino bosco. Il topo di città assaggiava a malapena, con dente superbo, l’umile cibo e disprezzava i rozzi alimenti. Infine esclamò in questo modo: “Oh amico, perché conduci un’esistenza così triste in campagna? Mettiti in viaggio e vieni con me in città, dove troverai una gran quantità di cibo delizioso e vivrai felice, senza preoccupazioni. Memori della brevità della vita, non disprezziamo i piaceri del corpo e dell’animo”. Al topo di campagna piacque la decisione e si trasferì nelle sontuose abitazioni urbane con il compagno. Lì, mentre mangiano tranquilli e sprovveduti, mentre assaporano raffinate vivande, all’improvviso risuonano gli schiamazzi dei cani e fanno irruzione i sevi. I topi, pieni di terrore, corrono per tutta la stanza e trepidano atterriti. Allora il topo di campagna esclama: “Addio, oh amico mio; tu resta in città con i tuoi squisiti cibi, io ritornerò in campagna alla mia vita, povera ma sicura”.

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