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Verba Manent 1 - pag. 516 n. 19 → Pelope e Ippodamia

Verba Manent 1

Pagina numero: 516

Versione numero: 19

Pelope e Ippodamia

Enomao, figlio di Marte e Asterope, sposò Euarete, la figlia di Acrisio, dalla quale generò Ippodamia, una fanciulla dalla bellezza eccezionale, che egli non concedeva in sposa a nessuno poiché era stato avvertito da un oracolo di guardarsi dal proprio genero. E così, poiché molti la chiedevano in matrimonio, e poiché egli aveva dei cavalli veloci, egli gareggiava con le quadrighe con i pretendenti e, sconfittili, li uccideva. Molti (uomini) vennero uccisi. Dopo che fu giunto Pelope, il figlio di Tantalo, ed ebbe visto inchiodate sopra le porte le teste umane di coloro che avevano chiesto in sposa Ippodamia, cominciò a temere la crudeltà del re. E così convinse Mirtilo, un auriga del re, ad aiutarlo, e gli promise la metà del regno. Mirtilo legò il carro e non inserì i fermi nelle ruote; e così, i cavalli incitati mandarono in pezzi il carro indebolito di Enomao. Quando Pelope, con Ippodamia e Mirtilo, ritornò vincitore in patria , non volle mantenere la parola data a Mirtilo e lo gettò nel mare, e da questo fatto il mare venne chiamato “Mirtoo”. Portò Ippodamia nella propria patria, che viene chiamata Peloponneso; lì, da Ippodamia, (Peolope → soggetto sottinteso) generò Ippalco, Atreo e Tieste.

Versione tratta da: Igino

Pag. 516 n. 19

→ Oenomaus Martis et Asteropes filius habuit in coniugio Euareten …

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