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Lingua e Cultura Latina 2 - pag. 212 n. 133 → I guardiani migliori sono i cani e le oche

Lingua e Cultura Latina 2

Pagina numero: 212

Versione numero: 133

I guardiani migliori sono i cani e le oche

Ora, come ho promesso nell’esordio, parlerò dei muti guardiani della fattoria, anche se a torto chiamiamo il cane muto guardiano. Perché? Chi, infatti, tra gli uomini, annuncia una belva oppure un ladro, più distintamente o con un clamore tanto grande quanto un cane (fa) con i propri latrati? Chi è uno schiavo più devoto al padrone? Chi mai (è) un compagno più leale? Chi un guardiano più incorruttibile? Quale sentinella più vigile si può trovare? Chi, infine, è un vendicatore più risoluto? Per questa ragione, l’agricoltore deve in primo luogo possedere e custodire un cane, poiché esso protegge la fattoria e i prodotti, e la famiglia, la stalla e i capi di bestiame. Vengo ora alle oche, che non prediligono soltanto luoghi terrestri, ma anche acquatici, né amano il suolo più dello stagno. Ebbene, per quale ragione è opportuno allevare le oche? È opportuno perché quella specie di volatili richiede la minima cura, e fornisce una sorveglianza particolarmente scrupolosa; con forti starnazzi, infatti, rivela un aggressore, così come è stato tramandato anche in occasione dell’assedio del Campidoglio, quando le oche, starnazzando, annunciarono l’arrivo dei Galli, mentre i cani stavano in silenzio.

Versione tratta da: Columella

Pag. 212 n. 133

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