Cassius
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Natio est omnis Gallorum admodum dedita religionibus; ob eam causam qui sunt adfecti mortiferis morbis et in proeliis …

Il Tantucci Plus 1

Pagina numero: 396

Versione numero: 31

Riti dei Galli

Tutta la popolazione dei Galli è estremamente dedita alle pratiche religiose; e per quella ragione, coloro che sono affetti da malattie mortali, e (coloro che) si trovano nelle battaglie e nei pericoli, o si sacrificano come vittime, oppure fanno voto che si sacrificheranno, e designano i druidi come esecutori per tali sacrifici: infatti ritengono che la volontà degli déi immortali si plachi se, in cambio della vita di un uomo, viene immolata una vittima umana. Spesso fabbricano fantocci di enorme statura, e riempiono le loro membra, intrecciate di vimini, con uomini vivi. Una volta incendiati i fantocci, gli uomini, circondati dal fuoco, vengono uccisi atrocemente. Credono che agli déi immortali siano estremamente graditi i sacrifici di ladri e briganti: quando, però, viene meno la disponibilità di quel genere (di uomini), si riducono anche ai sacrifici di uomini innocenti. I Galli vanno dicendo che tutti loro sono figli (generati) dal padre Dite, e affermano che ciò è stato tramandato dai druidi. Per quella ragione, calcolano i periodi di tutto il tempo non con il numero dei giorni, ma (con il numero) delle notti. I funerali sono sontuosi e sfarzosi: gettano nel fuoco tutte le cose che giudicano essere state a cuore ai vivi, anche gli animali, e, fino a poco tempo fa, al termine dei riti funebri, venivano arsi gli schiavi e i protetti cari a quelli (ossia: “cari ai defunti”).

Versione tratta da: Cesare

Pag. 396 n. 31

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