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Versione | pag. 332 n. 2 → Eco e Narciso (2)

Verba Manent 1

Pagina numero: 332

Versione numero: 2

Eco e Narciso (2)

Narciso, cacciatore Arcadico (ossia: “dell’Arcadia”), era un bel giovane, e tuttavia arrogante. Esaltato per via della bellezza del suo corpo, non considerava degne di aiuto le suppliche della sfortunata Eco. Perciò gli dèi del cielo stabilirono di punire il giovane, ed infusero del duro animo di Narciso un singolare desiderio: egli si innamorò di sé e della propria bellezza. Un giorno, dopo le fatiche della caccia, mentre placava la sete presso un limpido lago, egli vide il proprio aspetto nell’acqua argentata del lago, e fu preso dallo stupore e da un folle amore di sé (ossia: “per sé”). Restò per lungo tempo immobile, e con occhi intenti, contemplava la propria immagine nel calmo specchio d’acqua, e non sentiva né la fame, né la sete, ma, per giorni e notti interi, egli osservava fisso l’acqua. Quando, poco alla volta, le forze abbandonarono il giovane, anche allora egli restò fermo vicino al lago, e non distolse gli occhi dalla propria immagine nell’acqua. Così il giovane arrogante morì, e poi, al posto suo, venne trovato un delicato fiore bianco e rosso: gli dèi tramutarono l’arrogante cacciatore Arcadico in un esile fiore, per l’amore disprezzato della sfortunata Eco.

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