Cassius
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Mi frater, mi frater, mi frater! Times ne ego miserim iracundia aliqua adductus, pueros ad te sine litteris, aut etiam ne noluerim te videre. Tibi ego …

LL - 50 Lezioni di Latino

Pagina numero: 315

Versione numero: 12

Cicerone al fratello Quinto: Non mi avresti riconosciuto

Fratello mio, fratello mio, fratello mio! Tu temi che io abbia mandato, spinto da una qualche collera, gli schiavi da te senza una lettera, o anche che io non abbia voluto vederti. Potrei io adirarmi con te? Quel mio famoso consolato mi ha strappato te, i figli, la patria, gli averi. Ma di certo da parte tua mi sono sempre arrivate tutte cose degne di stima e gradite, (invece) a te, da me, sono arrivati i lamenti della mia sventura, la preoccupazione della tua, e nostalgia, tristezza, isolamento. Credi forse che io non abbia voluto vederti? Piuttosto io non ho voluto essere visto da te! Non avresti infatti visto il fratello tuo, non quello che avevi lasciato, non quello che tu, piangendo, avevi lasciato partire mentre piangeva; (non avresti visto) di lui neppure la traccia, né l’ombra, bensì una certa immagine di morto che respira. E anzi, magari tu mi avessi visto morto prima! Magari io ti avessi lasciato intatta la mia dignità! Se gli schiavi si sono recati da te senza una lettera, non è stata la collera la causa: senza dubbio è stata pigrizia, oppure un qualche smisurato accesso di lacrime e di dolori.

Versione tratta da: Cicerone

Pag. 315 n. 12

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