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Versione | pag. 108 n. 10.10 → De Ciceronis Nece

Comminus

Pagina numero: 108

Versione numero: 10.10

De Ciceronis Nece

Sull’assassinio di Cicerone. Marco Cicerone dapprima era fuggito presso la villa di Tuscolo; da quel luogo, attraverso strade secondarie, si diresse (presente storico) verso la villa di Formia, intenzionato ad imbarcarsi su una nave da Gaeta. Da lì, dopo essere stato portato un certo numero di volte in mare aperto, dopo che, ora i venti contrari lo ebbero riportato indietro, ora egli stesso non riusciva a tollerare l’oscillazione nave mentre il cieco mare si agitava, alla fine lo prese il disgusto sia della vita che della fuga e, dopo che fu tornato alla precedente villa, che dista dal mare poco più di un miglio, disse: Morirò nella patria più volte salvata. È risaputo che i suoi servitori erano pronti a lottare coraggiosamente e lealmente; e che egli stesso ordinò che venisse deposta la lettiga e che quieti si rassegnassero a ciò che imponeva la sorte avversa. A lui, che si protendeva fuori dalla lettiga e che esponeva il collo immobile, fu troncata la testa. E ciò non fu sufficiente per la sciocca crudeltà dei soldati: tagliarono anche le mani, poiché disapprovavano che esse avevano scritto qualcosa ai danni di Antonio.

Versione tratta da: Seneca il Retore
Pag. 108 n. 10.10

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