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Versione | pag. 240 n. 4 → Crolla un anfiteatro: la strage è terribile

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 240

Versione numero: 4

Crolla un anfiteatro: la strage è terribile

Durante il consolato di M. Licinio e L. Calpurnio, un’imprevista disgrazia eguagliò la perdita di guerre smisurate. Infatti, un certo Atilio, liberto di nascita, una volta intrapresa la costruzione di un anfiteatro nei pressi di Fidene nel quale celebrare lo spettacolo dei gladiatori, non vi pose sotto fondamenta su una base solida, né consolidò l’impalcatura di legno con giunture salde, proprio come se avesse chiesto (in appalto) tale opera non per via della (sua) grande disponibilità di denaro e per brama di popolarità, ma per una meschina ricompensa. Affluirono in massa persone avide di tali spettacoli, di sesso maschile e femminile, ed ogni età, con un’affluenza eccessiva per via della vicinanza del luogo (sottinteso: “a Roma”); per questo fatto la sciagura fu ancora peggiore. La struttura, traboccante, cede all’interno e frana verso l’esterno, e trascina giù a precipizio, o schiaccia, un numero immenso di persone, coloro che assistevano allo spettacolo e coloro che si trovavano nei dintorni. E, perlomeno, quelli che uccise il principio della carneficina scamparono il tormento; maggiormente da commiserare furono coloro che, amputata una parte del corpo, non erano ancora morti, e coloro che di giorno riconoscevano i coniugi ed i figli grazie alla vista, e di notte grazie alle urla e al pianto. In quella catastrofe rimasero mutilate o sbriciolate cinquantamila persone; e mediante un provvedimento del Senato si provvide, per il futuro, che nessuno che avesse un patrimonio inferiore a quattrocentomila sesterzi potesse allestire uno spettacolo di gladiatori, e che un anfiteatro non potesse essere costruito se non su di un terreno di comprovata solidità.

Versione tratta da: Tacito
Pag. 240 n. 4

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