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Versione | pag. 95 n. 32 → Dichiarazione di guerra e contrasti nel comando dell’esercito

Il Tantucci 2

Pagina numero: 95

Versione numero: 32

Dichiarazione di guerra e contrasti nel comando dell’esercito

I rancori contro i Veienti furono rimandati. Ma, anche allora, la superstizione impedì che si dichiarasse immediatamente guerra, e che si inviassero gli eserciti. I consoli ritennero che prima fossero da mandare i feziali a chiedere risarcimento. Coi Veienti ci si era scontrati poco tempo prima presso Nomento e presso Fidene, e dopo, a seguito di quei fatti, era stata fatta non una pace, ma una tregua, e da una parte, il termine di questa (tregua) era ormai scaduto, dall’altra, quelli avevano ripreso le ostilità già prima del termine. Ciononostante, vennero inviati i feziali, ma quando questi, dopo aver giurato secondo il costume degli antenati, chiesero risarcimento, le loro parole non vennero nemmeno ascoltate. A quel punto ci fu un dibattito se la guerra andasse dichiarata su decisione del popolo, o se fosse sufficiente un decreto del senato. I tribuni, minacciando che avrebbero impedito gli arruolamenti, riuscirono a ottenere che il console Quinzio sottoponesse al popolo la questione della guerra. Votarono a favore tutte le centurie. La plebe vinse anche riguardo a ciò: ottenne che non fossero eletti consoli per l’anno successivo. Vennero nominati quattro tribuni dei soldati con potere consolare. Di costoro, uno solo fu a capo della città, tre, una volta tenuto l’arruolamento, partirono per Veio, e furono di dimostrazione di quanto fosse inutile ai fini della guerra il comando di più uomini. Col tendere ciascuno ai suoi propri piani, e poiché ad uno sembrava opportuna una cosa, e ad un altro un’altra, concessero spazio ad un’occasione favorevole al nemico.

Versione tratta da: Livio
Pag. 95 n. 32

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