Cassius
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In Colchide aureum vellus arietis, quem Phrixus Marti immolaverat, in densa silva e …

Il Nuovo Expedite 1

Pagina numero: 294

Versione numero: 78

Giasone conquista il vello d’oro.

Il vello d’oro dell’ariete, che Frisso aveva consacrato a Marte, pendeva da una quercia in un bosco fitto in Colchide: sorvegliavano il prezioso vello tori che soffiavano fuoco dalle narici e un drago feroce e spaventoso. Intanto in Tessaglia, nella città di Iolco, regnava Pelia, che aveva ucciso il fratello Esone ed aveva usurpato il suo regno. Ma Esone, temendo l’insidia di Pelia, aveva già nascosto sul monte Pelio il suo piccolo figlio Giasone, affidando la sua salvezza al centauro Chirone. Dopo vent’anni Giasone, giovane che eccelleva tra tutti i coetanei forze fisiche e nobiltà d’animo, era ritornato a Iolco e aveva reclamato il regno dallo zio. Pelia gli rispose: “Ti restituirò il regno, se mi avrai riportato il vello d’oro che è custodito in Colchide. Quella impresa era assai difficile e piena di pericoli, ma Giasone scelse come compagni della spedizione i più forti eroi del suo tempo e, su consiglio della dea Atena, fabbricò un’imbarcazione bella e veloce, che chiamò Argo. Quando giunse in Colchide, Giasone, con l’aiuto di Medea, figlia del re, domò i tori che soffiavano il fuoco, uccise i draghi, sottrasse il vello d’oro e lo portò a Pelia, recuperando in tal modo il regno.

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