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Lingua e Cultura Latina 1 Edizione Gialla - pag. 419 n. 77 → Mosè salvato dalle acque

Lingua e Cultura Latina 1 Edizione Gialla

Pagina numero: 419

Versione numero: 77

Mosè salvato dalle acque

In Egitto, una donna Ebrea mise al mondo un figlio che, dal momento che era bello e in salute, desiderò salvare (ossia: “che desiderò mantenere in vita”): infatti, il faraone aveva comandato che tutti i (figli) maschi degli Ebrei venissero uccisi. Per questo, la madre lo nascose per tre mesi; ma, dal momento che non poteva nasconderlo più a lungo, prese un paniere di giunchi (compl. di materia), che spalmò di bitume e di pece, ci appoggiò dentro il fanciullo, e lo abbandonò tra le canne della sponda del fiume. Aveva insieme a sé una figlia, la sorella del fanciullo, alla quale ordinò che restasse presso il fiume, affinché osservasse l’esito della faccenda. Presto la figlia del faraone giunse presso il fiume per lavarsi: notò il paniere e lo sollevò. Quando l’aprì, e vide il fanciullo che vagiva, fu pervasa dalla compassione per lui. A quel punto, la sorella del fanciullo si avvicinò alla figlia del faraone, e disse: Se vuoi, io faccio chiamare una donna Ebrea, affinché svezzi il piccolino. E chiamò la madre, alla quale la figlia del faraone dette il fanciullo affinché lo svezzasse. E così, la madre svezzò il fanciullo, e, da adulto, lo restituì alla figlia del faraone, la quale lo adottò e lo chiamò Mosè, vale a dire “salvato dalle acque”.

Versione tratta da: Lhomond

Pag. 419 n. 77

→ In Aegypto mulier Hebraea peperit filium quem, quia formosus vegetusque erat …

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