Cassius
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Improborum prosperitates secundaeque res redarguunt vim omnem deorum ac potestatem. Cum autem …

Il Tantucci Plus 1

Pagina numero: 465

Versione numero: senza numero

Perché la sorte non sembra fare distinzione tra buoni e cattivi

Le condizioni di prosperità e le circostanze favorevoli dei disonesti confutano (ossia: “mettono in discussione, smentiscono”) tutta la potenza e l’autorità degli dèi. Quando però, talvolta, anche i giusti hanno buone riuscite, noi le prendiamo e le attribuiamo agli dèi immortali, senza nessun criterio razionale. Diagora, quello che viene definito “il senza Dio”, dopo che fu arrivato a Samotracia, e dopo che un certo amico gli ebbe detto: Tu, che ritieni che gli dèi non tengano in considerazione le questioni umane, forse non ti accorgi dai numerosi dipinti, di quanti, grazie ai voti, siano scampati alla violenza di una tempesta e siano giunti salvi in porto? Egli (Diagora) disse: Capita così perché non sono stati raffigurati da nessuna parte coloro che hanno fatto naufragi e sono morti in mare. E il medesimo Diagora, quando, mentre navigava, i marinai, impauriti e terrorizzati da una burrasca avversa, gli dissero che quella cosa capitava loro non a torto, poiché lo avevano accolto nella (loro) medesima nave, mostrò loro sulla medesima rotta molte altre navi in difficoltà e chiese: Forse che credete che io sia trasportato anche in quelle navi in difficoltà? Infatti la questione sta così, che ai fini della sorte avversa o favorevole, non fa alcuna differenza di che genere tu sia e in che maniera tu abbia vissuto.

Versione tratta da: Cicerone

Pag. 465 n. senza numero

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