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Versione | pag. 155 n. 29 → Gente di teatro

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 155

Versione numero: 29

Gente di teatro

Nella regione della Grecia vi fu un attore di illustre reputazione, che spiccava su tutti gli altri sia per chiarezza, sia per eleganza della mimica e della voce: dicono che si chiamasse Polo, e costui recitò le tragedie dei poeti illustri in maniera sapiente e convincente. Questo Polo perse, a causa della morte, il figlio, amato in maniera unica. Dopo che sembrò aver portato quel lutto a sufficienza, ritornò alla professione dell’arte. Destinato in quel periodo a recitare ad Atene l’“Elettra” di Sofocle, egli doveva maneggiare un’urna come con le ossa di Oreste. Il contenuto della storia è infatti ordito in modo tale che Elettra, come reggendo i resti del fratello, compianga e commiseri la presunta morte di lui. Dunque Polo, una volta indossato il luttuoso abito di Elettra, prese le ossa e l’urna dalla tomba del figlio, e, stringendole come (fossero) di Oreste, riempì ogni cosa non di apparenze o di finzioni, ma di un lutto e di un lamento autentici e palpitanti. E così, mentre sembrava che venisse recitata una storia di invenzione, venne rappresentato il dolore.

Versione tratta da: Aulo Gellio
Pag. 155 n. 29

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