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Lingua e Cultura Latina 2 - pag. 234 n. 140 → L’artefice del progresso umano

Lingua e Cultura Latina 2

Pagina numero: 234

Versione numero: 140

L’artefice del progresso umano

C’è stata una certa epoca, durante la quale (lett.: “quando”) gli uomini erravano di qua e di là nei campi, alla maniera degli animali selvatici, e si mantenevano in vita (lett.: ”si allungavano la vita”) grazie ad un’alimentazione primitiva, e non amministravano nulla con la riflessione della mente, bensì con le forze del corpo. Il culto degli dèi non era ancora praticato, non esisteva l’idea del dovere, nessuno aveva visto nozze ufficiali, e nessuno aveva visto figli certi (ossia: “nessuno aveva visto figli che fossero sicuramente suoi”), non esisteva ancora una legge uguale per tutti. Gli esseri umani, per soddisfare istinti ciechi, facevano cattivo uso delle forze fisiche. In quella medesima epoca un certo uomo, sicuramente grande e saggio, comprese che grande predisposizione per le più grandi imprese vi fosse negli animi degli esseri umani, qualora qualcuno fosse riuscito a farla affiorare e a perfezionarla per mezzo della conoscenza. Quest’uomo radunò in un unico luogo gli uomini dispersi per i campi e nascosti in rustiche capanne e li fece associare; quindi, indirizzandoli verso ogni attività utile e decorosa per mezzo della riflessione e della parola, li rese, da feroci e incivili (che erano), civili e pacifici.

Versione tratta da: Cicerone

Pag. 234 n. 140

→ Fuit quoddam tempus cum in agros homines passim bestiarum modo vagabantur et …

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