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Versione | pag. 508 n. 169 → Il duello fra Orazi e Curiazi

Mirum Iter 1

Pagina numero: 508

Versione numero: 169

Il duello fra Orazi e Curiazi

Una volta concluso l’accordo, i tre fratelli gemelli prendono le armi, così come era stato pattuito. Viene dato il segnale, i gruppi di tre giovani partono all’attacco con le armi spianate, come squadroni, esibendo il coraggio di grandi eserciti. Sia da parte di questi, sia da parte di quelli, dall’animo viene considerato non il pericolo personale, bensì l’egemonia o la schiavitù dello Stato. Non appena, al primo impatto, le armi subito rimbombarono, e le spade sfolgorarono splendenti, un enorme spavento stordì (→ presente storico) coloro che stavano guardando; e poiché la speranza non era venuta meno per nessuno dei due (gruppi), la voce e il respiro erano paralizzati. Una volta ingaggiato il combattimento, quando ormai davano spettacolo (lett.: “erano di spettacolo”) non più soltanto i movimenti dei corpi o il confuso agitarsi della armi, ma anche le ferite e il sangue, dopo che tre Albani erano stati feriti, due Romani caddero l’uno sull’altro emettendo l’ultimo respiro. Per fortuna, ne rimase illeso uno. Dunque, per impedire che i Curiazi lo attaccassero insieme (lett.: “per dividere l’attacco dei Curiazi”), prese la fuga, sicuro che così lo avrebbero inseguito. Quando, voltandosi a guardare, vide (→ presente storico) che uno non era distante da lui, ritornò con grande foga contro di quello, e, ucciso il nemico, ricercava da vincitore un secondo scontro.

Versione tratta da: Livio
Pag. 508 n. 169

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