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Versione | pag. 166 n. 14 → Cesare vendica la disfatta del console

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 166

Versione numero: 14

Cesare vendica la disfatta del console

L’Arar è un fiume che, attraverso i territori degli Edui e dei Sequani, si immette nel Rodano con incredibile lentezza, tanto che, ad occhio (lett: “con gli occhi”), non si riesce a distinguere in quale delle due direzioni scorra. Gli Elvezi lo attraversavano con zattere e barche legate insieme. Quando gli esploratori informarono Cesare che gli Elvezi avevano già trasferito tre quarti delle truppe al di là di quel fiume, e che all’incirca la quarta parte era stata invece lasciata di qua dal fiume Arar, egli (→ “Cesare”), partito dall’accampamento poco dopo il terzo turno di guardia con tre legioni, raggiunse quel quarto che non aveva ancora attraversato il fiume. Dopo che li ebbe aggrediti mentre erano impacciati (sottinteso: “dai bagagli”) e presi alla sprovvista, trucidò una gran parte di loro, i rimanenti si diedero alla fuga e si rifugiarono nei boschi più vicini. Gli abitanti di questo distretto – che veniva chiamato “Tigurino” – un tempo, dopo essere usciti dalla (loro) sede, avevano ucciso il console L. Cassio, ed avevano mandato il suo esercito sotto il giogo. Così, un po’ per caso, un po’ per volere degli dèi immortali, proprio quella parte della popolazione Elvetica che un tempo aveva inflitto al popolo Romano una grande sciagura, ora si pentì della propria passata temerarietà. E in questa circostanza Cesare vendicò i torti allo Stato.

Versione tratta da: Cesare
Pag. 166 n. 14

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